Ciò che vive con noi è molto più di un mobile, è un compagno di viaggio”. M.Castagna

Henge nasce nel 2007 con un’identità da subito ben delineata, ma è nel 2011 che spicca il volo imponendosi con forza sui mercati e conquistando in pochi anni reputazione e interesse a livello internazionale e nazionale con progetti in tutto il mondo, nell’ambito residenziale e hospitality di lusso. È loro l’arredamento di una delle ville più imponenti mai costruite prima sulle colline di Hollywood come pure la decorazione d’interni di Casa Clara, una delle residenze più prestigiose di South Beach a Miami. Nel 2018 l’azienda è entrata a far parte del prestigioso programma Elite di Borsa Italiana che affianca le imprese più dinamiche che vogliono crescere e svilupparsi a livello organizzativo e managariale. Oggi l’azienda prosegue la sua espansione all’estero, dopo le prestigiose vetrine di New York, Miami, Los Angeles, Londra, e due nuovi spazi esclusivi nei dinamici contesti di Dubai e Dallas, un nuovo spazio a Pechino segna un’ulteriore espansione della strategia distributiva di Henge in Asia, presente già a Hong Kong, Shenzhen e Shanghai. Infine, ma non meno importante, un progetto in chiave green sta impegnando Paolo Tormena, visionario e intraprendente Ceo di Henge, che con una azione concreta di sostenibilità ha deciso di creare il nuovo headquarter a impatto ridotto recuperando 19.500 mq di un vecchio capannone dismesso. Un progetto imprenditoriale che si inserisce anche nel contesto del sito Unesco, essendo questo territorio della “core zone”. Qui avrà luogo la parte produttiva di Henge con magazzino e assemblaggio, alla quale si aggiungerà una palazzina di uffici e una parte dedicata all’accoglienza. Tutto circondato da 10.000 mq di nuovo verde. Il progetto è firmato da Massimo Castagna, architetto e designer al quale già in passato era stata affidata la guida dell’identità del brand e per il quale ha realizzato diversi mobili e lampade a sospensione.

La clé du succès: entusiasmo e coraggio di sperimentare combinazioni materiche differenti

Concepiamo e realizziamo prodotti in cui il design e la forza espressiva dei materiali naturali diventano un insieme organico, una combinazione di spazio e natura”. HENGE

Ogni pezzo di Henge viene realizzato individualmente per garantirne originalità e unicità. Qualità della lavorazione artigianale, design ricercato e cura dei dettagli tipici del Made in Italy contraddistinguono questa azienda, ma ciò che la rende unica è la costante ricerca di materiali sofisticati come metalli, pietra lavica e legni pregiati. Metalli preziosi come argento e ottone vengono trattati per assumere colorazioni uniche attraverso processi di brunitura. Oltre ai metalli, grande spazio è lasciato alle pietre, a morbide pelli conciate artigianalmente e al mondo dell’illuminazione, diventato sempre più importante grazie a pezzi iconici come i Light Ring.

Incontriamo Paolo Tormena.

DIECI DOMANDE

Come nasce Henge? Ci siamo affacciati al mondo del design undici anni fa con un’idea ed un obiettivo ben precisi e cioè di creare un’azienda che potesse esprimere contenuti di eccellenza del Made in Italy. E quando parlo di Made in Italy, intendo quello vero, fatto con le nostre mani, quel “saper fare” dell’artigianalità italiana, che tutto il mondo ci riconosce. Perciò, la nostra scelta fin dalla fondazione di Henge, è stata di non standardizzare la nostra produzione come avviene normalmente con il processo industriale bensì di progettare e realizzare prodotti e soluzioni con caratteristiche artigianali anche oggi che siamo un brand affermato nel mondo.

Secondo lei, questo periodo pandemico globale ha tracciato un solco irreversibile tra prima e dopo riguardo il concetto di casa? Probabilmente sì, ma speriamo di no! Il periodo pandemico ci ha spinti a trovare rifugio nelle nostre case. Molti di noi hanno dovuto organizzarsi per lavorare da casa in una maniera che ora, a distanza di due anni dall’inizio della pandemia, è diventata quasi una nuova normalità. Di sicuro l’uomo ha sempre valorizzato la propria casa come un luogo che offre protezione, ma è anche vero che l’essere umano ha bisogno di socializzare. 

Quanto e come il digitale, secondo lei, ci sta cambiando? La pandemia ha sicuramente accelerato l’uso del digital, e da un punto di vista green, credo che la forte riduzione dei viaggi e della percorrenza su strada sia in campo privato che professionale, abbia contribuito a ridurre l’inquinamento. Ritengo però che il digital non potrà mai sostituire il rapporto umano e che probabilmente, una volta raggiunta una nuova stabilità, torneremo ad uscire di casa con una nuova consapevolezza. 

Quanto la ricerca dei materiali è una condicio sine qua non per l’unicità delle vostre creazioni? In tema di ricerca materica, dico da sempre che la materia non deve essere l’unico elemento che rende bello un progetto: non basta prendere una cucina e vestirla con una bella pietra. Proprio come un grande chef quando realizza i suoi piatti, deve riuscire a prendere un ingrediente ed esasperarne la sua espressività mantenendolo allo stesso tempo puro, così è per noi che dobbiamo trovare quella sottile linea di equilibrio tra materia, design e saper fare di qualità, per cui un progetto acquista un suo senso, un suo valore e soprattutto un’anima.

Come si combina funzionalità e bellezza? Henge ha la particolarità di essere un’azienda fatta di contrasti, sia dal punto di vista del design che dei materiali impiegati. Per rimanere nella metafora dello chef, all’interno della nostra ricetta, si parla sempre di un insieme di ingredienti essenziali che sono la materia, la funzione e il design. E stiamo molto attenti a non sbilanciare mai le dosi a favore dell’una o dell’altra. Nella nostra anima, insieme alla grande passione per il know-how, c’è il più totale rispetto della materia che si traduce anche nel nostro modo di esser sostenibili, in un mondo in cui bisogna essere un po’ meno fast. Se si usa bene la materia, infatti, non ci saranno più prodotti a ciclo di vita breve bensì prodotti durevoli ed ecologici. Ecco perché investiamo molte energie sulla ricerca materica e perché tutto il nostro team se ne occupa, sia in termini di ricerca fisica nei posti più disparati del mondo, sia in termini di sperimentazione.

La collaborazione con maestri vetrai di Murano ha reso possibile pezzi di straordinaria fattura come le canne poliedriche dello chandelier Air Light. Quanto è importante il lavoro artigianale? Come dicevo all’inizio, quando parlo di Made in Italy, intendo quello vero, fatto con le nostre mani guidate dal sapere della tradizione artigianale che ha contribuito a creare tante meraviglie di cui il nostro Paese è depositario. Noi italiani ci dimentichiamo a volte di quanto siamo bravi e tiriamo fuori l’orgoglio solo nei momenti di difficoltà. L’integrazione con altre produzioni di altissimo livello, come ad esempio quelle dei maestri vetrai, fa in modo che il valore di ciò che progettiamo e realizziamo sia evidente e ci faccia essere considerati eccellenti in tutto il mondo.

La costruzione di una supply chain resiliente può essere lo strumento chiave per affrontare situazioni impreviste? La supply chain è decisamente uno degli anelli fondamentali di qualsiasi business di successo. In Italia e soprattutto in Veneto, abbiamo un tessuto di aziende con un know-how incredibile. Se siamo arrivati a questi risultati in così breve tempo, è anche grazie alla nostra supply chain. In questo periodo più che mai è stato importante avere una supply chain solida ed organizzata. La scarsità e l’aumento dei costi delle materie prime hanno messo a dura prova tutto il sistema. Non siamo ancora usciti da questa ondata, ma abbiamo attuato diverse strategie per rafforzare e regolamentare le nostre linee di approvvigionamento, di produzione e di consegna per fare in modo che il cliente finale sia sempre soddisfatto.

Riguardo il progetto di riqualificazione in chiave green dell’area industriale dove verrà realizzata la nuova sede di Henge, lei lo ha definito “un progetto controcorrente”. Perché? E si auspica che possa diventare una case history? Henge Factory è un progetto molto ambizioso che punta a far diventare la sede dell’azienda un luogo dove i clienti e tutte le persone che ruotano attorno alla nostra attività siano le benvenute in qualsiasi momento. Lo reputo un progetto controcorrente in quanto andremo a lavorare per sottrazione e non per espansione. Abbiamo acquisito un’area di 50 mila mq con circa 25 mila mq di capannoni in disuso in pieno Unesco Core, abbiamo ripulito completamente l’area da tutto l’eternit presente e lì costruiremo i nostri uffici riducendo di quasi 12 mila mq la superficie coperta. Restituiremo così alla natura circa 13 mila mq. Ci sarà un parco ed una zona dedita alla piantagione di frutta e verdura a cui i nostri dipendenti e clienti avranno accesso. Mi auguro possa diventare un progetto pilota in quanto amo il nostro territorio e spero che torni a rifiorire.

Entrare in contatto con il territorio su cui si opera è importante per un’azienda? È di vitale importanza. Ritengo che il progetto Factory ne sia un esempio. Per semplicità logistica, avremmo potuto spostarci in altre zone più consone alla nostra tipologia di prodotto. Ma ritengo che creare la nostra nuova sede attraverso un progetto di bonifica sia la cosa che ogni imprenditore dovrebbe fare per amore del proprio territorio.  

La definiscono un imprenditore visionario. Lei come si definirebbe? Ti ringrazio! Non so se sia il termine giusto, di sicuro ho investito molto su delle idee, affiancato da persone che mi hanno supportato. Mi piace imparare sul campo e migliorare sia personalmente che professionalmente man mano che si avanza. 

https://www.henge07.com

https://www.henge07.com/project/hillside/

Project Credits HILLSIDE

Thanks to: Jeff Thomas, Owner of 8408 Hillside; Mark Bullivant, SAOTA; Isabella Genovese, Henge Interior Dept.; Lars Hypko, MASS Beverly; Seth Matheson, MASS Beverly; Damian O’Hara, Parklane Projects Fortis Development; Woods+Dangaran; Lux Populi; Chris Sosa; Oppenheim Group; Bond Street Partners

Works of art courtesy of: Brian Ludlow of Creative Art Partners